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Sembrano persone reali, hanno moltissimi follower e collaborano con le maggiori aziende di moda e luxury: ecco chi sono i virtual influencer.

I virtual influencer, o i computer-generated intelligence influencer, sono dei personaggi digitali con fattezze e comportamenti più o meno umani attivi sui social media. Non siamo di fronte a un fenomeno troppo recente: basti pensare che una delle virtual influencer più seguite, Lil Miquela, è attiva dal 2016. Ciò che, però, ha portato una certa attenzione sul loro caso è una ricerca del 2019 nella quale viene mostrato come i virtual influencer generino un engagement di quasi tre volte superiore rispetto ai loro colleghi umani.

I diversi virtual influencer

Si tratta di avatar creati con grafica computerizzata e programmati per comportarsi sui social come un influencer umano. Vediamo i più famosi:

Lil Miquela: è la più famosa modella virtuale con circa 3 milioni di follower su Instagram. Ha collaborato con Prada, Samsung, Calvin Klein e molti altri brand famosi. Ha anche pubblicato dei singoli su Spotify ed è anche stata nominata dal TIME una delle persone più influenti del web.

Shudu: creazione del fotografo Cameron James-Wilson, oggi la sua fanbase ha raggiunto ai 210 mila follower. È stata coinvolta in campagne pubblicitarie come Fenty Puma by Rihanna e collabora con brand rinomati come: Ferragamo, Smart, Ellesse, Vogue e molti altri.

Blawko: Tatuaggi, volto sempre coperto e stile streetwear sono le caratteristiche che identificano Blawko. Ha più di 150 mila seguaci ed è diventato famoso grazie a delle interviste rilasciare su YouTube e per aver partecipato ad un DJ set per NTS Radio.

I pro e i contro

I virtual influencer sono una frontiera della brand communication tutta da esplorare e i limiti e le prospettive del loro utilizzo sono ancora da scoprire. Possiamo, tuttavia, fare alcune considerazioni sui motivi per cui ingaggiare un virtual influencer costituisce un vantaggio:

  • L’utilizzo di un virtual influencer annulla il rischio, tipicamente legato all’influencer marketing classico, che i testimonial scelti compiano azioni poco professionali o non in linea con i principi del brand, causando danni reputazionali;
  • In questo periodo segnato dalla pandemia, i processi di digitalizzazione sono accelerati in tutti i campi e ricorrere a un influencer digitale ha degli innegabili vantaggi: basti pensare che un evento come la London Fashion week 2021 è stata vissuta completamente online;
  • I dati mostrano che, per ora, i virtual influencer funzionano: creano engagement e riescono a intercettare la spesso sfuggente Gen Z;

Non mancano tuttavia le critiche, che evidenziano soprattutto una mancanza di autenticità nelle scelte di personaggi che possono essere considerati degli esseri di finzione.

Non si sa infine, se quello dei virtual influencer sia un trend passeggero o qualcosa di destinato a durare: conviene, tuttavia, tener d’occhio un fenomeno che ci permette di osservare così da vicino nuove forme di estetica e di utilizzo della tecnologia che potranno avere, magari, nuovi e interessanti risvolti nel futuro.