Il mondo della pubblicità online ha vissuto per anni momenti di profonde critiche, sia da parte degli editori/publisher, sia da parte dei brand. Gli esponenti delle più grandi multinazionali al mondo hanno espresso da sempre dubbi e perplessità verso il display advertising. Come succede spesso, soprattutto nel campo del digital marketing, ad ogni dubbio e critica risponde una soluzione immediata: la Native Advertising.

Formati pubblicitari tradizionali

Pubblicità poco consone ai contenuti proposti sul sito web ospitante (editore) e conseguente scarsa propensione da parte dell’utente a cliccare sul banner. Il tanto desiderato 2% di CTR (rapporto tra visualizzazioni e clic) è diventato una vera e propria chimera (ora la percentuale di attesta sullo 0,1%). I formati pubblicitari sono sempre più invasivi tanto da “disturbare” l’utente nel corso della sua navigazione.

A peggiorare le cose si è aggiunta anche la creazione di software in grado di nascondere e bloccare le pubblicità (AdBlock), causando enormi perdite economiche. Ancor prima della nascita della Native Advertising in realtà già si erano visti cambiamenti importanti soprattutto con lo sviluppo del programmatic buying e tramite anche l’utilizzo di influencer marketing, al posto della pubblicità tradizionale, che riuscivano ad ottenere un livello di engagement più elevato. Ma è con la Native Advertising che si registra il cambiamento più evidente e deciso.

Native Advertising

Questi nuovi formati pubblicitari si adattano perfettamente alla forma dei contenuti in cui vengono inseriti e non interrompono la navigazione dell’utente. Anzi, i banner diventano addirittura rilevanti per l’utente andando a confondersi e a mischiarsi con i contenuti non sponsorizzati. Oltre ad essere più efficiente rispetto alla display advertising e più “sopportabile” dagli utenti, anche per gli editori o publisher assume un importante vantaggio ai fini del content marketing, diventando uno strumento di amplificazione dei contenuti proposti. Questi banner si adattano all’argomento in questione e per questo motivo, negli ultimi anni è andata diffondendosi in modo esponenziale, diventando ormai il formato pubblicitario più utilizzato.

Per fare un esempio pratico, è un banner che mostra un prodotto dietetico all’interno di un articolo inerente ai benefici della dieta mediterranea. In conclusione la native advertising, rispetto ai formati tradizionali, ha l’enorme vantaggio di essere progettata proprio nell’ottica del lettore, cercando di integrarsi perfettamente all’interno dei contenuti in modo tale da rappresentare un valore aggiunto per l’utente, sia in termini contenutistici che in termini grafici.