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È accaduto Lunedì 4 ottobre, la più lunga interruzione dei servizi di WhatsApp, Facebook e Instagram dal 2008 durata più di sette ore.

Poco dopo le ore 17:30 di lunedì 4 ottobre, WhatsApp, Facebook e Instagram hanno smesso di funzionare nella maggior parte del mondo. L’intera problematica sarebbe scaturita da un’errata configurazione dei server di Facebook, una problematica interna quindi, che ha mandato in down il social network e le piattaforme di WhatsApp e Instagram. Dopodiché ci sono volute quasi sette ore per tornare lentamente e parzialmente online.

Secondo DownDetector, azienda che monitora i disservizi digital, Facebook, Instagram e WhatsApp hanno riscontrato problemi in tutto il mondo, con 124mila interruzioni segnalate per Facebook, 97mila su Instagram e 70mila su WhatsApp. Su Facebook e Instagram non era possibile aggiornare il Feed, e quindi vedere nuovi post o pubblicare foto o storie, per WhatsApp invece il problema ha causato l’impossibilità di inviare e ricevere sia messaggi che chiamate.

La conseguenza al down dei social

A questo punto, tutti gli utenti delle piattaforme gestite da Mark Zuckerberg, si sono spostati su Twitter pubblicando tweet di disappunto nei confronti di ciò che stava accadendo. Naturalmente, in poco tempo è arrivato anche il tweet di scuse dal profilo ufficiale di Facebook che in un primo memento informava e si scusava del disservizio che stava avvenendo e solo dopo sette ore è stato postato un secondo tweet che rassicurava tutti gli utenti dell’imminente ripristino delle piattaforme.

Anche Zuckerberg, successivamente alla riattivazione dei servizi, ha pubblicato sul suo profilo Facebook un post che diceva: “Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger stanno tornando online ora. Mi dispiace per l’interruzione di oggi, so quanto vi affidiate ai nostri servizi per rimanere in contatto con le persone a cui tenete”.

Il down di questi social ha causato quindi, non poche problematiche che, secondo alcune stime hanno portato una perdita al colosso californiano di 160 milioni di dollari per ogni ora in cui la piattaforma non è stata accessibile.

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