Quanti di voi hanno mai sentito parlare del Bounce rate o semplicemente della frequenza di rimbalzo? Il dato presente su Google analytics è di fondamentale importanza e qui scopriremo a cosa serve ai fini del miglioramento del proprio sito web.

Google analytics

Innanzitutto chiariamo a cosa serve Google analytics, lo strumento indispensabile per elaborare ed interpretare al meglio i dati di un sito web. Questo strumento, totalmente gratuito, permette infatti di analizzare i dati del proprio sito web riuscendo a testare la salute e le performance dello stesso e, più in generale, l’efficacia della strategia digitale adottata. Strumento indispensabile per capire cosa sta andando nel verso giusto e cosa c’è da migliorare, Google analytics permette di avere una panoramica sul traffico che sta generando il sito. Le visite generate vengono suddivise in:

  • Organic search (ricerca organica).
  • Social (visite provenienti dai vari social network associati alla pagina).
  • Referral.
  • Ricerca diretta (utenti che inseriscono nel browser di navigazione direttamente l’url del sito web).

Sapere da dove provengono le visite è un fattore molto importante per capire cosa sta realmente funzionando e cosa deve essere migliorato.

Bounce rate

Superate le premesse, passiamo ora a descrivere nel dettaglio il concetto di bounce rate, uno dei dati presenti all’interno di Google analytics. Il bounce rate, o frequenza di rimbalzo, è quella percentuale che indica il numero di visitatori che hanno abbandonato la pagina senza proseguire nella navigazione. Una percentuale elevata quindi, viene interpretata il più delle volte come dato negativo che dimostra una mancanza di interesse da parte dell’utente nel proseguire la navigazione. C’è da sottolineare però, che questo dato deve essere analizzato e quindi interpretato in maniera differente a seconda della tipologia di sito web.

Per un portale statico, di solito scelto per mostrare esclusivamente i servizi che propone l’azienda e la pagina contatti, questo dato assume una importanza notevole. L’obiettivo dei siti web statici infatti, è quello di portare gli utenti verso la pagina relativa ai contatti. Stessa cosa per quanto riguarda gli e-commerce che, nascendo con l’obiettivo di vendere un prodotto o servizio, devono assolutamente avere una percentuale di bounce rate non superiore al 40%.

Considerazione differente deve essere fatta, infine, sui blog o magazine che hanno l’obiettivo di divulgare informazioni agli utenti. In questo caso anche una percentuale elevata della frequenza di rimbalzo non indica obbligatoriamente che qualcosa non sta funzionando nel modo corretto. Infatti, quando un utente visita un articolo specifico del blog non necessariamente sta cercando anche altre informazioni su quell’argomento. Per cui, una percentuale elevata è da considerarsi del tutto fisiologica. In linea definitiva però, qualsiasi sia la tipologia del sito web, un metodo efficace per cercare di ridurre la percentuale del bounce rate è quella di adottare una buona strategia di link interni portando cosi l’utente, nello stile del modello proposto da Wikipedia, a proseguire la navigazione all’interno del sito.